“L’AI ci renderà meno intelligenti”? Solo se la usiamo male.


Nei giorni scorsi ha fatto molto parlare un’indagine del MIT secondo cui l’intelligenza artificiale potrebbe ridurre le nostre capacità cognitive. L’idea è che, affidandoci troppo alle macchine, rischiamo di spegnere il pensiero critico, la creatività, la riflessione profonda.

E se invece il problema non fosse nell’AI, ma in come scegliamo di usarla?

Ogni grande innovazione, all’inizio, spaventa. Lo è stato per la stampa, la fotografia, Internet. E ogni volta, qualcuno ha previsto la fine della memoria, dell’arte, della scrittura.

Oggi ci troviamo di fronte a una tecnologia potentissima. Ma la potenza, da sola, non fa né bene né male: dipende da dove la indirizziamo.

Se l’AI diventa una stampella, ci indebolisce.
Se l’AI diventa un trampolino, ci fa andare più in alto.

Il vero rischio non è nell’intelligenza artificiale, ma nella paura di uscire dalla zona di comfort. Usarla per evitare lo sforzo, per automatizzare tutto, per non pensare più: sì, così ci rende meno intelligenti, lo credo anche io.

Ma se l’AI viene integrata nei processi di ragionamento, può diventare uno strumento straordinario:

  • per stimolare alternative che non avevamo considerato;
  • per liberare tempo da compiti ripetitivi e dedicarlo alla strategia;
  • per testare idee, visualizzarle, perfezionarle;
  • per affinare il pensiero, non per sostituirlo.

Soprattutto nei lavori concettuali, nel mio settore ad esempio, dalla comunicazione alla progettazione, dal marketing alla consulenza,  l’AI può diventare un’estensione del pensiero umano, non la sua scorciatoia.

Insomma, come per ogni strumento potente, non serve demonizzarlo. Serve imparare a usarlo. L’importante è continuare a farci la domanda più importante: “Sto davvero pensando meglio, con l’AI? O sto solo pensando meno?”

Se vuoi dire la tua su questo argomento, fatti avanti.

1 commento su “L’AI ci renderà meno intelligenti?”

  1. L’idea che l’AI sia già una realtà mi provoca sensazioni contrastanti. È rassicurante sapere che possa prendersi carico di mansioni ripetitive ma è sconcertante che possa avere idee geniali. Se è vero che la creatività è la capacità di avere nuove idee utilizzando i dati che conosciamo, allora l’AI può davvero intimorirci. Allora penso che l’AI vada considerarta come un compagno di viaggio e non come un nemico da combattere. Benvenuto futuro!

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