L’intelligenza artificiale non ci sostituirà. Ma ci cambierà.
Come tanti prima di me e, sicuramente molti di più dopo di me, affronto anche io l’argomento AI.
Oggi sembra che tutti siano in fibrillazione per l’intelligenza artificiale, sembra la moda del momento. A mio modo di vedere l’intelligenza artificiale non è una moda, è una trasformazione profonda, radicale.
Nel mio mondo – il settore della comunicazione visiva – ha già cominciato a cambiare il modo in cui si pensa, si progetta, si corregge, si ascolta. La voce che serpeggia è che questo strumento ci sostituirà completamente, diventeremo inutili sotto tutti i punti di vista (altri prima di noi si sono estinti nel momento in cui sono diventati inutili e non sono stati capaci di cambiare e non parlo solo di piante e animali).
Ma io come al solito sono ottimista: l’AI non mi porterà all’estinzione, non mi sostituirà. Ma già oggi, mi obbliga a farmi una domanda in più: “cosa sto facendo io, che una macchina non può fare?”
L’AI può generare immagini sorprendenti – però non può sentire il tono di una voce incerta durante una call.
L’AI non può leggere le esitazioni tra una parola e l’altra – quantomeno non ancora.
L’AI non può intuire che un invito elegante, in realtà, nasconde un messaggio urgente.
Quindi sì, io anche io uso l’intelligenza artificiale, lo confesso, ma non la uso per fare tutto.
Sicuramente mi è molto utile per:
- liberare tempo (e mente) da compiti ripetitivi;
- esplorare alternative rapide:
- generare idee da perfezionare;
- trovare velocemente forme, soluzioni, schemi che non avevo ancora visto.
Ma poi torno lì, al mio pensiero, alla scrivania, al mio ragionamento, alla mia sensibilità affinata in anni di esperienza. Alla voce del cliente da ascoltare con calma. Al mio occhio, che decide se quella riga è davvero allineata e magari non allinearla per bilanciare meglio i pesi in un progetto, se quel colore è “giusto”, o solo “bello”.
L’intelligenza artificiale, se usata con intelligenza vera, non disumanizza il lavoro, anzi, lo obbliga a tornare veramente umano. È un modo per costringerci a fare meglio ciò che ci rende unici e insostituibili: capire, intuire, ascoltare, scegliere.
E tu? Come stai vivendo questa rivoluzione: stai usando l’AI o la stai combattendo? Fammi sapere!
